Un panino freddo e una bottiglietta d’acqua calda. Non suona come se fosse uscito dal menu di qualche ristorante “stellato”, vero? Eppure è il pasto consumato in pausa pranzo da milioni di italiani, magari seduti ai tavolini di un bar o direttamente sul posto di lavoro. O meglio era. Perché le nostre abitudini alimentari cambiano, si evolvono insieme a noi. Le ultime ricerche in materia rivelano che anche in pausa pranzo gli italiani non si accontentano più di un triste tramezzino, ma cercano nuove proposte e premiano la qualità, cioè ricette sfiziose e ingredienti sani.
Uno studio condotto da Episteme in vista di Host 2011 – la grande esposizione dell’ospitalità professionale organizzata da Fiera Milano – descrive uno scenario in controtendenza con il contesto di crisi economica, dove sempre più italiani mangiano fuori casa. Si parla di 12 milioni di persone ogni giorno, cioè il 30% in più rispetto agli anni passati.
Soprattutto lo studio descrive un lavoratore italiano che è stanco della pizzetta e frequenta ristoranti specializzati con un buon rapporto qualità/prezzo, anche etnici. O magari preferisce spizzicare qualcosa di buono a buffet, concedendosi anche un calice di vino. O ancora sceglie il finger food - cibo da mangiare in strada mentre si chiacchiera o si fanno acquisti – ma sempre con un’attenzione diversa alla qualità: in fondo c’è una bella differenza tra un panino al prosciutto cotto e un panino di farina kamut farcito con salmone scozzese, erbette e burro salato francese, non trovi?
È il trionfo del gourmet e coinvolge tutta la nostra giornata, non solo la pausa pranzo. Le proposte gastronomiche dei locali si fanno più sofisticate e noi apprezziamo la cura dei dettagli, gli ingredienti tipici, i nuovi accostamenti di sapori... insomma il cibo come una vera e propria esperienza. E anche quando non usciamo e ceniamo in casa, il nostro frigo offre molto più di un tempo. Possiamo risparmiare sul costo del tavolo al ristorante, ma non rinunciamo a coccolarci con una cenetta casalinga coi fiocchi!
Non a caso anche sui banchi dei supermercati si moltiplicano le proposte “top”, prodotti d’alta qualità realizzati con materie prime scelte e ricette degne del ristorante. Una nicchia che cresce e che anche noi di Simply conosciamo bene. Così bene che a questi buongustai abbiamo dedicato la nostra linea Passioni Simply e le sue specialità: paste trafilate al bronzo, paté e squisite salse, pizze con sfiziose farciture, delicata pasticceria e molto altro ancora.
Partendo da prodotti così buoni, anche chi non è un asso in cucina può improvvisarsi chef e sorprendere il proprio partner con una cena da acquolina in bocca. Per contro chi sa cucinare meglio potrà sbizzarrirsi con i migliori ingredienti freschi e con le ricette più originali. A tale proposito, non è un caso se i corsi di cucina organizzati in tutta Italia da associazioni varie fanno registrare un boom di iscritti. Gli aspiranti chef sono principalmente donne, ma non mancano gli uomini. Anche perché, come apprendiamo da una ricerca del Centro Studi Fipe-Confcommercio, il 43% dei maschi italiani si occupa ormai regolarmente della cucina di casa.
La ricerca dell’eccellenza non riguarda solo i cibi, ma anche i vini. Del resto l’Italia è conosciuta nel mondo come una delle culle del buon vino e vanta un patrimonio enologico di altissima qualità, come testimoniano i 334 vini che hanno ottenuto la Denominazione d’Origine Controllata e i 74 campioni che si fregiano della Denominazione d’Origine Controllata Garantita.
Le cantine in Italia sono più di 380.000 e il loro lavoro si è perfezionato nel tempo fino a raggiungere standard elevatissimi. Così gli amanti del buon vino non hanno che l’imbarazzo della scelta: enoteche, wine bar, ristoranti, ma anche gli scaffali dei supermercati offrono proposte capaci di soddisfare anche i più esigenti sommelier.
In questo scenario d’elite, l’ultima tendenza è quella dei vini naturali cioè prodotti sfruttando le tecniche dell’agricoltura biologica o biodinamica. Nessun uso di pesticidi o fertilizzanti chimici, quindi, a cui nel caso della biodinamica si aggiunge una visione “filosofica” dell’agricoltura sostenibile, dove il suolo e la vita che si sviluppa su di esso sono considerati parte di un unico sistema, da tutelare nella sua integrità. Se si considera che, sempre in uno scenario di incertezza economica, le vendite dei prodotti bio nel 2011 sono cresciute in Italia del 10% (dati Ismea-Ac Nielsen), è chiaro che in futuro “qualità” farà sempre più rima con “naturalità”